EDITORIALE
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La crisi incombe, ma le aziende italiane possono difendere molto brillantemente le proprie posizioni: anche nel settore del vetro cavo ricerca e creatività faranno sempre la differenza.
Soprattutto se a queste qualità universalmente riconosciute si abbina il coraggio imprenditoriale.

 

 

   

IL VETRO E LA CRISI INTERNAZIONALE: IL PUNTO DI VISTA DEL VETRO CAVO





E ora cosa sta accadendo di preciso? Dove trovare la bussola per orientarsi nel mare in tempesta dell’economia mondiale? Trovata poi la via d’uscita, come sarà lo scenario in cui ci troveremo ad agire? Probabilmente non esiste economista al mondo in grado di rispondere con sufficiente certezza a domande di tal genere. Per ora l’atteggiamento più diffuso è quello della navigazione a vista, in attesa che la crisi creditizia, energetica e ambientale più grave degli ultimi 80 anni produca i suoi effetti: sarà inevitabilmente una trasformazione, quanto profonda lo si vedrà.

Nelle economie mature, accanto ai numerosi tentativi di salvataggio, stanno crescendo sempre più le attenzioni, e quindi gli investimenti e le attese di risultati positivi, per il cosiddetto green business. Nelle economie “nuove” invece dopo anni di crescite formidabili si sta sperimentando il rallentamento: i dati del 2008 parlano di una crescita dell’8% per la Cina, un dato che equivarrebbe ad un successone per un qualsiasi Paese del Vecchio Mondo, ma che significa un dramma per un Paese che da parecchi anni, salvo una brevissima e circoscritta parentesi, cresceva a ritmi ben superiori e che sulla impetuosa crescita economica fonda tuttora la sua stabilità politica. Con quali conseguenze per il futuro dell’Occidente è difficile dirlo. Può consolare il fatto che, sempre restando al caso Cina, le riserve di quel Paese sono ingentissime e che il suo debito pubblico è bassissimo: è prevedibile dunque un ulteriore e massiccio intervento di investimenti pubblici che aiuti a rilanciare tutti i settori chiave dell’economia interna e che quindi possa far ripartire il volano della domanda di tecnologia e servizi.

Come affrontino questa ennesima fase di transizione le aziende italiane più impegnate sui fronti internazionali è questione di non facile indagine. Le situazioni infatti sono molteplici e cambiano moltissimo a seconda dello sviluppo tecnologico dei comparti in cui operano. Per cercare nuovi spunti di interpretazione ne parliamo con Michele Gusti, Presidente del gruppo Ocmi e Vice Presidente di Gimav nonché Presidente del Gruppo Vetro Cavo: un industriale da sempre attivissimo frequentatore del mercato globale.

Ingegner Gusti, una tempesta economica e finanziaria di tali proporzioni rischia di ridisegnare in modo profondo i rapporti di forza fra aziende e mercati internazionali. Che impatto ha avuto questa crisi globale sulle aziende italiane, restando naturalmente al comparto del vetro cavo?

In generale si nota come reazione istintiva da parte del consumatore finale una minore attenzione per la qualità dovuta alla ricerca di un prezzo d’acquisto più favorevole, e questo favorisce indubbiamente i paesi emergenti che hanno ormai una capacità produttiva in grado di soddisfare la domanda di mercato. Esistono tuttavia dei settori in cui l’alto standard qualitativo resta indispensabile, come per esempio quello delle bottiglie, dove per le aziende il rischio di danni provocati da una qualità bassa è troppo elevato, oppure della cosmetica e della farmaceutica.

Ciò significa che il know-how italiano ha ancora intatte le sue possibilità di successo?

Sì, perché la leadership tecnologica italiana è intatta, e la ricerca prosegue: se non siamo i primi al mondo, sicuramente non siamo i secondi.
Nei settori “BtoB”, quelli cioè in cui il consumatore finale non è direttamente coinvolto, come il farmaceutico sostenuto tra l’altro da una spesa sanitaria in continua crescita, o il cosmetico, in cui i prodotti d’alta gamma non subiscono contrazioni, i produttori italiani di macchine per la lavorazione del vetro cavo non soffrono la concorrenza nemmeno in mercati come Cina e India. Anche il settore delle bottiglie come dicevo non soffre, pur esistendo difficoltà oggettive in grandi regioni come l’Africa o l’Asia, ancora legata all’uso della ceramica e frenata nel consumo degli alcolici.
Esistono poi i fenomeni circoscritti, di nicchia, come per il vetro tecnico: gli isolatori di corrente per esempio stanno vivendo un vero boom.

I settori legati al lusso rappresentano comunque un’opportunità per le aziende italiane che fanno della qualità il proprio punto di riferimento?

Non è detto. Per esempio anche nelle società indiana e cinese sta crescendo il gusto per la casa, fortemente incentivato da una classe media sempre più numerosa, con potere d’acquisto crescente
e desiderosa di “mostrare” il benessere raggiunto. Esiste dunque una domanda di beni cosiddetti di lusso che però le aziende locali riescono a soddisfare con un’offerta di livello non eccelso. Spesso vengono utilizzate linee produttive di seconda mano, provenienti da stabilimenti che si sono spostati alla ricerca di manodopera a buon mercato. Tutto si complicherà quando, tra non molto tempo, il costo del lavoro anche in quei paesi si stabilizzerà sui livelli europei.

Esiste spazio per le aziende italiane nella grande promessa del green business?

Il vetro cavo non è particolarmente coinvolto in questo nuovo business. Tra i paesi europei la Germania è probabilmente quello in cui si fa più ricerca e difatti le innovazioni tecnologiche stanno portando a risultati straordinari, come sul fronte del vetro silicato. Ma resta il fatto che l’intero settore del vetro cavo gioca un ruolo del tutto marginale.

In conclusione, che futuro vede alle porte?

Il mercato rispetto a 10 anni fa si è ridotto, la capacità produttiva degli stabilimenti è aumentata ed è migliorata la tecnologia a disposizione, le macchine stesse durano di più che non nel passato. Le aziende cinesi ci stanno imitando, è vero, ma noi faremo sempre meglio: facciamo incessantemente ricerca e abbiamo anche quel tocco creativo in più tipico della cultura italiana.
Ma per combattere la concorrenza è necessario essere uniti: occorre fare aggregazione per fare massa critica. E occorre avere più coraggio e più strategia imprenditoriale, qualità che mi piacerebbe veder crescere nel management italiano.