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IL VETRO E LA CRISI INTERNAZIONALE: IL PUNTO DI VISTA DEL VETRO CAVO
Nelle economie mature, accanto ai numerosi tentativi di salvataggio, stanno crescendo sempre più le attenzioni, e quindi gli investimenti e le attese di risultati positivi, per il cosiddetto green business. Nelle economie “nuove” invece dopo anni di crescite formidabili si sta sperimentando il rallentamento: i dati del 2008 parlano di una crescita dell’8% per la Cina, un dato che equivarrebbe ad un successone per un qualsiasi Paese del Vecchio Mondo, ma che significa un dramma per un Paese che da parecchi anni, salvo una brevissima e circoscritta parentesi, cresceva a ritmi ben superiori e che sulla impetuosa crescita economica fonda tuttora la sua stabilità politica. Con quali conseguenze per il futuro dell’Occidente è difficile dirlo. Può consolare il fatto che, sempre restando al caso Cina, le riserve di quel Paese sono ingentissime e che il suo debito pubblico è bassissimo: è prevedibile dunque un ulteriore e massiccio intervento di investimenti pubblici che aiuti a rilanciare tutti i settori chiave dell’economia interna e che quindi possa far ripartire il volano della domanda di tecnologia e servizi.
Come affrontino questa ennesima fase di transizione le aziende italiane più impegnate sui fronti internazionali è questione di non facile indagine. Le situazioni infatti sono molteplici e cambiano moltissimo a seconda dello sviluppo tecnologico dei comparti in cui operano. Per cercare nuovi spunti di interpretazione ne parliamo con Michele Gusti, Presidente del gruppo Ocmi e Vice Presidente di Gimav nonché Presidente del Gruppo Vetro Cavo: un industriale da sempre attivissimo frequentatore del mercato globale. Ingegner Gusti, una tempesta economica e finanziaria di tali proporzioni rischia di ridisegnare in modo profondo i rapporti di forza fra aziende e mercati internazionali. Che impatto ha avuto questa crisi globale sulle aziende italiane, restando naturalmente al comparto del vetro cavo? In generale si nota come reazione istintiva da parte del consumatore finale una minore attenzione per la qualità dovuta alla ricerca di un prezzo d’acquisto più favorevole, e questo favorisce indubbiamente i paesi emergenti che hanno ormai una capacità produttiva in grado di soddisfare la domanda di mercato. Esistono tuttavia dei settori in cui l’alto standard qualitativo resta indispensabile, come per esempio quello delle bottiglie, dove per le aziende il rischio di danni provocati da una qualità bassa è troppo elevato, oppure della cosmetica e della farmaceutica. Ciò significa che il know-how italiano ha ancora intatte le sue possibilità di successo? Sì, perché la leadership tecnologica italiana è intatta, e la ricerca prosegue: se non siamo i primi al mondo, sicuramente non siamo i secondi. I settori legati al lusso rappresentano comunque un’opportunità per le aziende italiane che fanno della qualità il proprio punto di riferimento? Non è detto. Per esempio anche nelle società indiana e cinese sta crescendo il gusto per la casa, fortemente incentivato da una classe media sempre più numerosa, con potere d’acquisto crescente Esiste spazio per le aziende italiane nella grande promessa del green business? Il vetro cavo non è particolarmente coinvolto in questo nuovo business. Tra i paesi europei la Germania è probabilmente quello in cui si fa più ricerca e difatti le innovazioni tecnologiche stanno portando a risultati straordinari, come sul fronte del vetro silicato. Ma resta il fatto che l’intero settore del vetro cavo gioca un ruolo del tutto marginale. In conclusione, che futuro vede alle porte? Il mercato rispetto a 10 anni fa si è ridotto, la capacità produttiva degli stabilimenti è aumentata ed è migliorata la tecnologia a disposizione, le macchine stesse durano di più che non nel passato. Le aziende cinesi ci stanno imitando, è vero, ma noi faremo sempre meglio: facciamo incessantemente ricerca e abbiamo anche quel tocco creativo in più tipico della cultura italiana.
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